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If you were me, N.e.p.a.l. If you were me, N.e.p.a.l.

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If you were me, N.e.p.a.l. If you were me, N.e.p.a.l.


If you were me
<Yeoseot gae ui siseon>

Regista: Park Chan-wook (segmento N.e.p.a.l.)

Sceneggiatore: Park Chan-wook

Cast: Lee Ji-hyeon, Oh Dal-su

N.E.P.A.L. è l'acronimo per Never Ending Peace And Love e titola l'episodio con cui Park Chan-Wook contribuisce all'iniziativa varata dalla National Human Rights Commission of Korea di produrre un lungometraggio che riunisca alcuni dei maggiori registi nord coreani per fornire una propria interpretazione dei diritti umani, tema comune del progetto.
Il risultato è questo If You Were Me che oltre a Park Chan-wook, alla  cui eco si deve probabilmente la maggior parte del successo -che porterà ad un sequel, annovera episodi diretti da Jeong Jae-eun, Park Jin-pyo, Park Kwang-su,Yeo Kyun-dong e Yim Soonrye. Nel suo corto Park si dedica ad una interessante sperimentazione registica partendo da un vero fatto di cronaca.
La storia narra il calvario di una immigrata nepalese,Chandra Kumari Gurung,trasferitasi in
Corea per lavorare in fabbrica. A seguito di una sommossa operaia la donna si ritrova sbandata per le strade di Seoul e viene trasportata prima in ospedale, dove il personale non riesce neanche a capirne la nazionalità, e poi rinchiusa in un asilo psichiatrico. Dopo una serie di diagnosi discordanti e campate in aria, la donna sarà costretta a rimanere ospite dell’istituto di igiene mentale per ben sei anni, a causa della sua scarsissima dimestichezza con la lingua autoctona. Park vuole sensibilizzare lo spettatore su una questione razziale nascosta e sotterranea che non si palesa con esternazioni di antisemitismo ma che è radicata nel pregiudizio del cittadino medio, talmente cieco da negare l'evidenza. La regia dell'opera, in un elegante bianco e nero che rivela il desiderio mai celato di Park di produrre un lungometraggio con una fotografia del genere, ha una doppia struttura che alterna parti mokumentaristicihe(cioè falsi documentari) con diverse interviste ad attori che interpretano gli avventori della donna nepalese, a lunghe sequenza in prima persona della protagonista, come per voler letteralmente mostrarci la situazione penosa di Chandra con gli occhi della donna. Tra le opere preferite del regista, N.E.P.A.L. ne dimostra la sofisticata sensibilità artistica ed umana.